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Fermerci, Rizzi “Settore in crisi, serve sostegno nonostante resilienza imprese”

today7 Marzo 2026 1

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MILANO (ITALPRESS) – Il 2025 si è chiuso con il segno meno per il trasporto ferroviario merci italiano. Quasi due milioni di chilometri/treno perduti rispetto all’anno precedente, un comparto che segna -8% sui volumi di traffico rispetto al 2022 e una capacità di rete ridotta della metà a causa dei cantieri legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ne parla Giuseppe Rizzi, direttore generale di Fermerci, l’associazione che rappresenta 80 aziende del cluster ferroviario merci – circa 12.000 addetti, 3 miliardi di fatturato aggregato – intervistato da Claudio Brachino per il magazine televisivo Italpress Economy.
“Purtroppo il 2025 non è andato bene – spiega Rizzi -. Il settore sta soffrendo ormai dal 2022 un calo dei volumi imputabile a diversi fattori”. Il primo, e il più strutturale, è paradossalmente positivo nella sua origine: i cantieri PNRR sulla rete ferroviaria. Oggi sono oltre 1.200 i cantieri attivi, realizzati prevalentemente di notte – proprio l’orario in cui viaggiano le merci su rotaia. Risultato: le interruzioni di linea colpiscono quasi esclusivamente i treni merci.
Non va meglio sul fronte portuale, snodo cruciale per un paese che è a tutti gli effetti una piattaforma del Mediterraneo. Il trasporto intermodale – la connessione ferroviaria con i porti per trasferire i container dalle grandi navi al treno e distribuirli in tutta Europa – registra un calo del 2,5% nel numero di treni in entrata e in uscita dai porti, con alcuni scali cresciuti e altri in flessione. Il dato storico è ancora più preoccupante: -8% rispetto al 2022.
Un segnale positivo, per il direttore generale di Fermerci, è la “resilienza” del settore: “I treni/chilometro diminuiscono, ma le tonnellate sono rimaste sostanzialmente le stesse”. Le imprese hanno risposto alla riduzione di capacità allestendo treni più lunghi e capienti.
Ai cantieri si aggiungono le tensioni geopolitiche. “Il settore ferroviario merci è a domanda derivata: lavoriamo in funzione dell’import/export e della produzione interna”, ricorda Rizzi. La crisi di Suez, le turbolenze legate alla guerra in Ucraina con la sua coda energetica, le crisi dei valichi di Modane e del Gottardo tra il 2023 e il 2024 sono tutti fattori che hanno introdotto variabili difficilmente prevedibili nel flusso dei traffici.
Sul fronte energetico, Rizzi ricorda quanto accaduto nel 2022: nel primo semestre di quell’anno i costi dell’energia elettrica per la trazione ferroviaria sono schizzati del +320% rispetto allo stesso periodo del 2021. “In quei casi è fondamentale avere un sussidio per sostenere il settore”, afferma il direttore generale di Fermerci, sottolineando come sia ancora presto per fare previsioni sulle conseguenze della guerra in Iran sul comparto.
La preoccupazione più immediata per il futuro prossimo ha una latitudine diversa: la Germania. Berlino ha avviato un piano straordinario di manutenzione ferroviaria che prevede la chiusura di oltre 40 linee nella Valle del Reno e nella Ruhr per periodi di cinque mesi ciascuno, con effetti che si estenderanno fino al 2032. Linee che insistono sul cuore industriale del paese e che rappresentano destinazione o origine di merci dirette o provenienti dall’Italia.
“L’approccio tedesco è chiudere le linee per cinque mesi durante i lavori: non passa nessuno, nè viaggiatori nè merci”, sottolinea Rizzi. Un metodo radicalmente diverso da quello adottato dall’Italia, che gestisce i cantieri notturni senza isolare intere regioni, e che per questo merita, secondo il direttore di Fermerci, un esplicito riconoscimento al gestore infrastrutturale RFI: “Sta facendo il massimo, gestendo 10.000 treni al giorno con 1.200 cantieri aperti”. Sul tema il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha discusso con il suo omologo tedesco, e sono stati aperti tavoli di confronto al ministero. “L’urgenza è chiara: i lavori PNRR italiani dovrebbero concludersi nel 2027, ma proprio in quel momento – o anche prima – i disagi provocati dai cantieri tedeschi sull’asse del Corridoio Reno-Alpi, il primo corridoio ferroviario europeo da Genova a Rotterdam, rischiano di amplificarsi, vanificando i benefici degli investimenti italiani”.

– Foto ufficio stampa Fermerci –

(ITALPRESS).

Scritto da: webmaster

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