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Formazione, FORMA e CENFOP “Parità di diritti per l’ingresso nel mondo del lavoro”

today16 Settembre 2026

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ROMA (ITALPRESS) – “All’inizio di questo nuovo anno formativo ribadiamo con forza che oltre 200.000 giovani e le loro famiglie chiedono parità di dignità e il rispetto del valore legale dei loro titoli. Non si possono costringere gli studenti a ripetere percorsi o frequentare anni aggiuntivi privi di una reale motivazione didattica: la IeFP è un patrimonio strategico del Paese e noi la difenderemo in ogni sede istituzionale e giurisdizionale. Purtroppo, si registrano ancora ricorsi, ostacoli normativi e tentativi di allungare ingiustificatamente i percorsi formativi per l’accesso alle professioni (come nel settore del benessere, estetica e acconciatura), imponendo anni integrativi e oneri gravosi a carico delle famiglie”. Lo sottolineano in una nota FORMA e CENFOP, che rivolgono un appello a tutte le Istituzioni e alla Conferenza delle Regioni affinchè si proceda “a un armonico coordinamento interregionale, prendendo ad esempio i modelli virtuosi già operativi per garantire a tutti i ragazzi d’Italia la piena parità di diritti nell’ingresso nel mondo del lavoro”.
“E’ inaccettabile che ragazzi che hanno assolto l’obbligo d’istruzione debbano trovarsi dinanzi ad ostacoli sproporzionati”, sottolinea Don Giuliano Giacomazzi, eletto lo scorso 11 settembre alla presidenza di FORMA Nazionale.
A questo proposito FORMA e CENFOP spiegano: “Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha infatti confermato ufficialmente un principio fondamentale: spetta esclusivamente alle Regioni la regolamentazione dell’equivalenza formativa del diploma IeFP rispetto ai percorsi di abilitazione professionale (art. 117 della Costituzione). I titoli della IeFP hanno dunque piena vocazione all’accesso immediato al mercato del lavoro”.
L’operato di realtà come la Regione Piemonte – che garantisce il doppio esame e la diretta abilitazione per i percorsi IeFP – risulta del tutto coerente con la normativa primaria.
Sotto il profilo giuridico, “l’imposizione di un percorso formativo complessivo sproporzionato – conclude la nota – rischia inoltre di configurare una violazione dei principi europei di proporzionalità e libera circolazione dei servizi (Direttiva 2005/36/CE e Direttiva UE 2018/958). Un assetto formativo eccessivamente gravoso e non supportato da effettive esigenze di interesse generale potrebbe esporre l’Italia a procedure di infrazione in sede comunitaria”.

– foto ufficio stampa CIOFS-FP ETS –
(ITALPRESS).

Scritto da: webmaster

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